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Macro

a cura di Francesca Barbieri, Massimo De Laurentiis, Enrico Marro, Silvia Martelli e Angelica Migliorisi con il coordinamento editoriale di Daniele Bellasio

Episodio 58910 ottobre 2025

Macron alla resa dei conti

di Angelica Migliorisi

Il presidente francese Emmanuel Macron dovrebbe nominare entro oggi un primo ministro, nel tentativo di uscire dallo stallo politico che paralizza la Francia. La decisione arriva dopo le dimissioni di Sébastien Lecornu, che il 6 ottobre ha lasciato l’incarico dopo meno di un mese di governo, restando su richiesta del presidente per gestire le ultime consultazioni. Da Parigi, Lecornu ha escluso uno scioglimento immediato dell’Assemblea nazionale e assicurato che la Francia avrà una legge di bilancio entro il 31 dicembre. Parla di “movimenti e convergenze” tra i partiti, con l’obiettivo di un compromesso minimo sul bilancio 2026 per contenere il deficit sotto il 5% del Pil. Tra le ipotesi in campo anche il congelamento della riforma delle pensioni, una misura controversa e costosa. Ne discutono a Macro Jean-Pierre Darnis, Professore di Storia delle relazioni franco-italiane all’Université della Costa Azzura (Nizza) e Docente di Storia contemporanea alla Luiss “Guido Carli” di Roma, e Stella Elgersma, giornalista di France24.

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Episodio 5843 ottobre 2025

Gaza made in Trump: il tempo stringe

28:28

Il piano annunciato da Donald Trump per Gaza è la mossa più ambiziosa - e controversa - della fase attuale del conflitto in Medio Oriente. Presentato accanto al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, propone un cessate il fuoco a determinate condizioni: tra le altre, Hamas dovrebbe liberare tutti gli ostaggi, deporre le armi e rinunciare al controllo della Striscia, che verrebbe affidata a un governo tecnico palestinese sotto la supervisione di un “board of peace” presieduto dallo stesso Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha anche stabilito una scadenza di “tre o quattro giorni” per la risposta di Hamas. “Sarà una fine molto triste” se il gruppo rifiutasse l’accordo, ha detto. L’iniziativa, accolta con favore da molti leader europei e mediorientali, arriva mentre la guerra è entrata nel terzo anno e l’offensiva israeliana ha diviso Gaza in due, spingendo centinaia di migliaia di persone alla fuga. A Gaza City molti civili non hanno più vie di uscita, mentre le autorità israeliane minacciano di considerare “terroristi o sostenitori del terrorismo” coloro che restano. Le condizioni umanitarie sono disastrose: ospedali al collasso, mancanza d’acqua, epidemie in crescita. Sul fronte politico, Hamas sta valutando la proposta ma denuncia un piano “sbilanciato” e “costruito sugli interessi israeliani”. Dal canto suo, Washington promette sostegno totale a Israele se il movimento islamista dovesse rifiutare, mentre parte della comunità internazionale teme che il progetto possa diventare il preludio di una nuova escalation. Il piano di Trump appare dunque come un crocevia: per alcuni l’unica via possibile verso la pace, per altri l’ennesima imposizione destinata a fallire sul campo. Ne discutono a Macro Anna Momigliano, giornalista e autrice del libro “Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele” (2025, Garzanti), e Lorenzo Kamel, Professore ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università di Torino e adjunct professor di Storia del Mediterraneo alla Luiss di Roma

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