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Innocente, la storia di Beniamino Zuncheddu

di Nicoletta Cottone

Episodio 227 gennaio 2024

L’identikit ritrovato

di Nicoletta Cottone

Cos’è accaduto il pomeriggio dell’8 gennaio 1991 sul monte Serpeddì? Chi ha sparato contro i pastori presenti nell’ovile di Cuile is Coccus? L’allevatore Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe e il pastore Ignazio Pusceddu vengono freddati a fucilate. Il genero di Fadda, Luigi Pinna, si nasconde nella casupola dell’ovile. Si salva fingendosi morto, ma è gravemente ferito. Sarà lui a diventare il principale accusatore di Beniamino Zuncheddu, forse istigato da un inquirente.
Sulla scena del crimine ci riporta il tenente colonnello dei Carabinieri Mario Matteucci che ha ricostruito dinamiche e ambientazione. Al centro delle investigazioni anche la pista parallela del rapimento di Giovanni Murgia e un identikit che, a sorpresa, spunta fuori dalle carte di un inquirente. Il criminologo Simone Montaldo si sofferma sull’errore del testimone chiave: l’assassino aveva una calza sul volto. Luigi Pinna non può aver visto ciò che ha affermato per 32 anni di aver visto. E alla fine ha ritrattato.

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Episodio 35 febbraio 2024

Ergastolano per errore

21:27

Una vita nel silenzio. Come in un deserto. Il carcere di Uta è lontano da Cagliari. Non ci sono rumori e si percepisce il distacco da tutti: don Gabriele Iiriti, cappellano dell’istituto penitenziario di Uta dal 2015, ha raccolto nella cella di Beniamino le sue confidenze e ascoltato il suo sconforto.
Anche il direttore del carcere ne conserva il ricordo di un uomo che andava d’accordo con tutti. Mite, buono, pacato. Lo racconta Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna, che si sofferma sulle gravi criticità in cui versano le carceri della Sardegna.
Il 28 febbraio 1991 Beniamino Zuncheddu viene prelevato da casa per accertamenti in questura. Pensava a uno sbaglio, a una rapida formalità. E invece l’hanno sbattuto in carcere. E da innocente c’è rimasto per quasi 33 anni, vittima di una montagna di menzogne. Per sopravvivere si è adattato alla situazione, senza mai cedere alla richiesta dei magistrati di sorveglianza di dichiararsi colpevole. Neanche per avere sconti di pena o agevolazioni. Ma gli errori giudiziari segnano in modo indelebile la storia della giustizia italiana. Ricordate il calvario di Enzo Tortora? Lo ripercorre con immutato dolore sua figlia Gaia. Valentino Maimone, fondatore con Benedetto Lattanzi di errorigiudiziari.com, fotografa la situazione con dati aggiornati. Interviene anche Giuseppe Gulotta, che ha scontato ventidue anni di carcere per un duplice omicidio che non aveva commesso. Ha ottenuto sei milioni e mezzo di euro di risarcimento.

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