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Possiamo raccontare a un chatbot che siamo depressi, ansiosi o che stiamo attraversando un momento difficile. Una ricerca della Fondazione Bruno Kessler ha messo alla prova un sistema di agenti artificiali su conversazioni reali tra pazienti e psicoterapeuti, riuscendo a prevedere alcuni risultati di test psicologici. Il sistema è arrivato primo in una competizione internazionale. Ma riconoscere segnali di disagio è una cosa, sostituire un professionista è un’altra. Parliamo dei rischi dell’AI nella salute mentale, dei possibili usi a supporto di psicologi e psicoterapeuti e di una domanda più profonda: che tipo di entità sono queste macchine?











