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di Biagio Simonetta

Episodio 304 giugno 2026

I 20mila marinai intrappolati a Hormuz

di Biagio Simonetta

Da tre mesi migliaia di marinai sono bloccati nel Golfo Persico, intrappolati dentro una delle crisi geopolitiche più pericolose degli ultimi anni. In questo episodio di NET raccontiamo cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, diventato improvvisamente una trappola per oltre 20mila persone. C’è chi dorme poco per il rumore dei droni e dei missili. Chi aspetta di tornare a casa senza sapere quando potrà ripartire. Chi vede aumentare il prezzo dell’acqua mentre le temperature nel Golfo superano i 45 gradi. Tra petroliere ferme, equipaggi esausti, diplomazia sotterranea e rotte commerciali paralizzate, la crisi di Hormuz mostra il lato umano del commercio globale: quello fatto di uomini invisibili che tengono in movimento il mondo. Finché una guerra non li costringe a fermarsi.

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205mila. È il numero di bambini che, secondo una ricerca della Brookings Institution, sono stati coinvolti negli arresti effettuati dall’ICE durante la nuova offensiva migratoria dell’amministrazione Trump. Molti di loro sono cittadini americani. Parlano inglese, vanno nelle scuole statunitensi, vivono in famiglie dove il confine fra legalità e irregolarità passa dentro le mura di casa. La puntata parte da Riverside, California. Da un bambino che esce da scuola e scopre che suo padre è stato fermato all’uscita di un cantiere. Da lì il racconto si allarga alle comunità latine americane, dove migliaia di famiglie vivono con la paura costante di una telefonata, di un controllo, di una porta che resta chiusa. Attraverso i dati della Brookings Institution, i reportage del Guardian e le storie raccolte da Reuters nei centri di detenzione del Texas, NET entra dentro una delle questioni più delicate dell’America contemporanea: cosa succede quando la più grande campagna di arresti migratori degli ultimi anni colpisce famiglie con figli americani? Fra raid nei luoghi di lavoro, detenzioni prolungate, software di sorveglianza, proteste e tensioni politiche, emerge un Paese dove il tema dell’immigrazione smette di riguardare soltanto il confine e diventa una questione sociale, educativa e identitaria. Perché dietro ogni numero ci sono stanze vuote, telefoni che squillano senza risposta e bambini costretti a imparare troppo presto cosa significa sparire nel sistema americano.

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